Cronache dal secolo scorso: Febbraio 1992

By Glen Carrie From Unsplash

Prima puntata del nuovo anno dove ancora il mercato è sonnacchioso e calmo, ma a guardar, e sentir bene, si inizia a capire quale sarà il suono che ci farà compagnia in questo 1992. Orecchie sintonizzate quindi.

Iniziamo subito con la prima settimana che ci racconta della vetta conquistata dai Wet Wet Wet, disco e accadimento per così dire da dimenticare. A rialzare le sorti di una settimana dai toni decisamente minori, ci pensano i Lush con il loro disco di esordio che si presenta nella top ten, posizionandosi sul settimo gradino. Disco questo pubblicato per la sempre ottima 4AD e prodotto dal grande Robin Guthrie. “Spooky” questo il titolo del loro lavoro, miscela in maniera sapiente lo showgaze ed il dreampop, rendendo l’ ascolto piacevole con note malinconiche ad impreziosire i brani. Singoli come Nothing Natural” “ For Love” e “Superblast!” appaiono nelle chart sparse per il mondo e rendono bene l’ idea di ciò che è presente nell’ intero disco. Scorrendo la classifica di trova al numero 52 il nuovo disco dei Therapy?, intitolato “Pleasure Death”, secondo lavoro per la band nordirlandese che arriva a quasi un anno dall’ esordio “Babytheet”. La loro proposta fatta di noise ed alternative metal inizia a far breccia nelle orecchie dei giovani europei, e li candida come uno dei gruppi più interessanti della scena così detta “estrema”. I brani più promettenti? “Prison Breaker” e la cavalcata finale dei sei minuti di “Skinning Pit”.

Seconda settimana veramente povera di uscite interessanti, fatta eccezione per il nuovo album dei Young Gods “T.v.Sky” che si posiziona al numero 54 della chart Inglese. La band svizzera, alla sua terza prova, licenzia un lavoro dalle sonorità sempre in bilico tra un ambient cupo ed una componete industrial da sempre apprezzata anche da colleghi più blasonati; brani caratterizzati dalla tipica voce roca di Franz Treichler e chitarre robuste come in “Gasoline Man” ed in “Skinflower” rendono questo lavoro compatto e decisamente trasudante di energia, da sottolineare la tiratissima “The Night Dance”, pezzo più che rappresentativo del loro suono.

Passando alla terza settimana, incontriamo una raccolta, la milionesima forse, di Elvis Presley, che nonostante tutto arriva sul gradino numero 4, come a voler ribadire una volta ancora che il Re è pur sempre il Re. Gradino numero 13 invece occupato da uno dei dischi che hanno fatto un bel po’ di rumore, il vero disco di Febbraio 1992, si tratta dell’ esordio dei Manic Street Preachers, che con “ Generation Terrorists” danno vita ad un lavoro molto politico, con testi impegnati ed un rock verace capace di segnare le giornate apatiche di molti “kids” del tempo. Brani come “Little Baby Nothing” parlano di sfruttamento sessuale, altri come “Suicide Alley” appunto di suicidio, uno schiaffo in pieno viso a chi è dedito alle canzonette pop senza contenuti, che sta rinchiuso nel suo mondo vacuo e fatato, guardando dalla finestra della propria camera il fuori che vive, senza esserne partecipe. I quattro Gallesi dichiararono di aver fatto il miglior disco rock di sempre, volevano vendere più dei Guns’n’Roses e sciogliersi. Nonostante i buoni riscontri , il loro esordio non vendette i sedici milioni di copie sperati, e loro non si sciolsero, i loro testi infatti, hanno continuato a denunciare fatti e a schierarsi al fianco di chi subisce ingiustizie. Posizione numero 33 per il live dei New Order registrato alla BBC radio 1, per una serie di concerti in studio che hanno visto protagonisti anche XTC e Thin Lizzy.

Arriviamo quindi alla quarta ed ultima settimana di questo febbraio, trovando i James con il loro “Seven” alla posizione numero 2. Nonostante il titolo, trattasi del loro quadro album in studio, i testi affrontano spesso temi come la violenza delle generazioni passate verso i più giovani, in “Mother” il tema è il rifiuto della guerra, si era infatti nel pieno di quella del golfo. Altri brani parlano di religione e di scelte dettate dalla spiritualità. Un lavoro molto intenso ed apprezzato da critica e pubblico. Un gradino sotto troviamo invece il duo tutto femminile delle Shakespears sister, con il loro “hormonally yours”, disco questo che arriva dopo tre anni da quello di esordio e propone un pop mai banale, con aperture verso l’ indie e sfumature Goth. Il critico di AllMusic Tom Demalon lo ha definito come “un disco pop meravigliosamente bizzarro, emotivamente ricco e quasi impeccabile”, forte di singoli come “Stay”, Goodbye Crudel World”, I Don’t Care” e “My 16th Apology”, raggiunge i vertici delle classifiche di tutta Europa ed un grande riscontro di critica. Per gli amanti della Motown, citiamo due raccolte che omaggiano due giganti della scuderia di Detroit, Michael Jackson e Diana Ross. Le collezioni ripercorrono con i singoli la storia ed il tempo passato sotto l’ala del padre padrone Berry Gordy, e sono un concentrato di tutto quello che ci si può aspettare da uscite del genere. Scorrendo la classifica si incontrano i Catherine Wheel con “Ferment”, presenti nella casella numero 36. Il lavoro di esordio si attesta su sonorità Shogaze miste ad un più duro hard rock, grazie a testi introspettivi e ad un muro di distorsioni, il gruppo si guadagna da subito una buona reputazione ed un suono molto personale e riconoscibile, il brano migliore dell’album è “Black Metallic”. Per chiudere, alla posizione numero 57 troviamo l’ace man, uno dei più grandi guitar hero di sempre, Yngwie Malmsteen con il suo sesto album in studio inititolato “Fire & Ice”. Caro a quel Classic metal di derivazione barocca, l’artista svedese ci ammalia con reprise di pezzi di Bach, ci stordisce con la title track ”Fire & Ice” e ci culla con melodie strumentali come “Golden Dawn”’ decisamente per gli amanti del genere, anche se buttarci ogni tanto l’ orecchio non può far che bene.

Qui la consueta Playlist di Spotify. Vi aspetto il mese prossimo con altre cronache dal secolo scorso

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