Cronache dal secolo scorso: Ottobre 1992

By Debby Hudson From Unplash

Apriamo la narrazione di questo Ottobre, trovando in vetta i R.E.M. con il loro nuovo “Automatic For The People” album licenziato un anno dopo l’ottimo “Out Of Time”. Anche questo lavoro come il precedente, risulta essere ricco di spunti interessanti, di brani intensi e molto riflessivi. Si parla molto di morte, in almeno quattro tracce, ma il tema viene affrontato in sfumature e angolature diverse, passando dalla possibilità di farla finita “Everybody Hurts”, a quella di volerla far finita di una persona anziana e morente che ha vissuto una vita piena e gli è bastata “Try not to breath”; si racconta quella di Montgomery Clift, e delle discirminazioni che ha subito in vita, e si narra nel brano forse più intenso dell’album, quella dei genitori “Sweetness follows”. Nonostante le tematiche, sono la poesia e le bellissime melodie che rendono il disco un vero successo di pubblico, 18 milioni di copie vendute, e di critica, Rolling Stones l’ha inserito al 247º posto della sua lista dei migliori 500 album. Seconda piazza per “Us” di Peter Gabriel, sesto lavoro solista per l’ex Genesis, che affronta in questo lavoro tematiche legate al rapporto con le donne, il divorzio dalla prima moglie, l’allontanamento dalla sua compagna e attrice Rosanna Arquette, e quello dalla sua prima figlia. Prodotto dallo stesso Gabriel insieme al gigante Daniel Lanois, è stato registrato in buona parte negli studi di proprietà Real World Studios, e per delle session particolari a New Orleans e a Dakar. Lavoro dal quale vengono estratti ben quattro singoli, “Digging in the dirt”, “Steam”, “Blood of Eden” e “Kiss that frog”, e che vede la partecipazione di Tony Levin, Bryan Eno, William Orbit, lo stesso Lanois in veste di chitarrista e corista, e di Sinéad O’Connor come cantante in tre brani, tra cui “Come Talk to Me”, dedicata alla figlia minore Melanie. Album dal notevole successo, infatti oltre al numero 2 della chart Inglese, raggiungerà la seconda posizione per Billboard, e la 1 in diversi paesi europei. Altro lavoro molto apprezzato da critica e pubblico lo troviamo sul gradino numero 6, e si tratta di Brian May con il suo “Back To The Light”, primo lavoro solista pubblicato quasi ad un anno di distanza dalla scomparsa di Freddie Mercury. Il disco è stato registrato per essere suonato dal vivo senza stravolgere la natura dei brani, senza troppe sovra incisioni o parti elaborate. L’essenza di tutto ciò, si può ritrovare in brani come “Love Token” e “Resurrection”, dove May ingaggia una cavalcata tiratissima insieme al suo amico Cozy Powell alla batteria. Non mancano momenti più intimi, come in “I’m Scared” dove nonostante la veste Hard Rock, May riflette sulla sua depressione per il matrimonio fallito e per la perdita del padre, oppure come “Just One Life”, dedicata all’attore Philip Sayer. Si cambia decisamente genere incontrando sul gradino numero 12 i Prodigy con il loro esordio “Experience”. Conosciuto anche come “The Prodigy Experience”, questa opera prima per il “combo” Inglese vede la partecipazione di molti ospiti della scena underground, alternative, e hardcore breakbeat, ballerini, Dj e artisti tra i più vari, tra i quali spiccano i nomi di Orbital e Aphex Twin. Brani come Jerico, Hyperspeed, mettono le basi di quello che sarà il sound tipico della band.

Seconda settimana che vede un’avvicendamento in vetta, infatti Prince con il suo “Love Symbol” spodesta i R.e.m. e licenzia un album, il secondo con la band the New Power Generation, in grado di fondere molte sonorità diverse tra loro, miscelando con la solit maestria Rock, Soul, Funk, pop e R&B. Incentrato su una Fantasy rock soap opera, l’intero album è un mix di brani suonati e di dialoghi presi dal film, che realmente uscirà, intitolato “3 Chains of Gold“. Posizione numero 18 per i Nine Inch Nails con il loro “Broken”, primo EP prodotto dal frontman Trent Reznor e da Flood, vede al suo interno 8 brani, 5 dei quali sono stati soggetti di promozione con tanto di videoclip, critica abbastanza divisa per via delle liriche, che trattano temi quali dipendenza, controllo, angoscia e critica alla società. Dalla gestazione complicatissima a causa di problematiche legate al rapporto con l’etichetta discografica, l’album riesce comunque a riscuotere un discreto successo ed arriva al numero 7 di Billboard e ad essere accreditato come disco di platino. Scorrendo la classifica, troviamo i Mudhoney con il loro terzo album “Piece Of Cake”. Nonostante la band di Seattle sia stata tra le fondatrici del Grunge, questo lavoro pur essendo uscito all’apice del successo de genere, risulta essere passato del tutto in sordina, con poco riscontro di pubblico e poca considerazione da parte della stampa. In totale vende 15omila copie e sia attesta anche al 189 posto della Billboard 200, tra i singoli ricordiamo “Suck you dry” e ” “Blinding sun”.

Terza settimana non molto ricca di uscite degne di nota, che vede nell posizione numero 33 Vangelis con “1492 Conquest Of Paradise”, colonna sonora dell’ omonimo film diretto da Ridley Scott, che narra il viaggio di Cristoforo Colombo in America. Grazie a questo lavoro interamente strumentale il compositore Greco, ha vinto il prestigioso Ecco Award come artista dell’anno ed un RTL Golden Lion Award per il “Miglior tema del titolo per un film o una serie TV”, e la nomina come “Miglior colonna sonora originale – Film” al 50° Golden Globe Awards nel 1993. Posizione numero 53 per gli Alice in Chains ed il loro “Dirt”. Secondo lavoro per la band guidata da Layne Staley, che raccoglie diversi consensi ed un ottimo riscontro di vendite. Infarcito di tematiche cha vanno dalla tossicodipendenza (eroina), comportamenti antisociali, dolore, guerra, è l’ultimo lavoro registrato con tutti i membri originali, da lì a breve infatti, si registrerà l’uscita per licenziamento, del bassista Mike Starr. Album molto importante sia per la band, detiene infatti il record di vendite, sia per tutta la scena Grunge ed alternative degli anni ’90; raggiungerà la posizione numero 6 della Billboard 200 e verrà inserito al numero 26 da Rolling Stone come miglior album metal di tutti i tempi. Per i pezzi migliori, rivolgersi a “Them Bones”, “Down in a hole”, ” Angry Chair” e la conclusiva ” Would?”

Chiudiamo il nostro racconto con l’ultima settimana e con la sola uscita interessante. Troviamo infatti Julian Cope che si posizione sul gradino numero 20 con il suo ottavo album in studio intitolato “Jehovahkill“. Tra un rifiuto da parte della Island Record e la concessione di session extra, il disco vede finalmente luce e riscuote un eccellente riscontro di pubblico e critica, l’etichetta per non soddisfatta del risultato molla Cope, scatenando delle polemiche con i fan dell’artista e con la stampa musicale. Incentrato su temi che parlano di religione pagana, pre cristiana e pagana antica, l’album critica e racconta il disfacimento della religione moderna. Vestito con sonorità che vanno da Kraut ad un folk al quanto oscuro, è risultato essere uno dei suoi lavori più sperimentali.

E questo è tutto per le cronache di Ottobre 1992, Qui la mia playlist di Spotify, al mese prossimo, Stay Tuned.

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