Cronache dal secolo scorso: Settembre 1992

By Blessing Ri From Unplash

Archiviate le ferie Agostane, il mercato riapre i battenti mantenendo ancora una certa prudenza nello scoprirsi troppo.

Apriamo il racconto di questo mese, trovando sul gradino numero due i Thunder con “Laughing On Judgement Day ”. Secondo lavoro per la band Inglese, dalle forti sonorità americane, molto blues, folk, per un album in controtendenza rispetto alle sorti che accadevano a band che suonavano quel tipo di musica agli inizi degli anni ‘90. Diversi flop sia commerciali che di critica, hanno fatto si, come abbiamo visto fin qui, che molti gruppi hanno scelto la strada dello scioglimento o comunque della pausa di riflessione, sperando di bypassare il momento storico, e poter rientrare in gioco, magari grazie a qualche revival. I Thunder invece dopo il successo dell’ album, hanno continuato a girare per il mondo con il tour promozionale, facendo da spalla agli Extreme, oppure da headliner come per esempio in Giappone. Dei singoli usciti, vi consiglio sicuramente le due ballate “Like a satellite” e “A better Man”, ballad acustica quest’ultima caratterizzata dal solo di armonica a metà brano, ed poi le classiche sonorità Hard di “ Everybody wants her”. Posizione numero 23 per le Babes In Toyland con “Fontanelle”. Disco importantissimo per il trio femminile capitanato da Kat Bjelland. Un disco che è un pugno in faccia di rara potenza, un muro sonoro di incredibile impatto, e se è vero che il tecnicismo non gli appartiene, la miscela di punk, hardcore, ed incazzatura femminile allo stato puro e violento, lo rendono materiale con cui stropicciarsi le orecchie fin dal primo ascolto. Dentro ci troviamo tormenti, dolori, voglia di rivalsa, non troppo velate accuse e denunce, un vortice caleidoscopico di emozioni e storie crude. Per i brani migliori, cercare “Bruise violet ” e “Handsome and Gretel”.

Seconda settimana che vede un cambio in vetta, conquistato da Mike Oldfield con “Tubolar Bells II “, lavoro questo che giunge dopo la rottura dell’artista con la Virgin, ed è il primo con la Warner. Caso strano, proprio la vecchia etichetta aveva chiesto più volte ad Oldifield di pubblicare un sequel del suo lavoro più celebre, e lui a causa di un rapporto burrascoso si era sempre rifiutato di farlo, cambiando aria, ha ceduto. Per quanto riguarda l’album, ritroviamo una rilettura dell’intero lavoro precedente, con nuovi arrangiamenti che donano al tutto, una nuova veste sonora ed una nuova ascoltabilità dovuta ai nuovi strumenti impiegati.  Classici come “Sentinel” e “Maya gold”. Posizione numero 6 per Eric Clapton ed il suo “ Unplugged”. Format poi diventato un classico dell’emittente MTV, vede “slowhand” proporre al pubblico tutti i suoi maggiori successi in chiave acustica. Album che frutterà ben 3 Grammy e risulta essere il suo maggiore successo commerciale con 26 milioni di dischi venduti. Scelta difficile sui brani da recuperare, direi “Tears in heaven” e “Lonely stranger”. Due gradini più avanti ed incontriamo un altro chitarrista Inglese, si tratta di Paul Weller, che pubblica il suo omonimo primo lavoro solista. Un ritorno alle origini per l’ex Style Council, che dichiarò di essere tornato a Woking, sua città natale, dopo diverso tempo, ed aver ritrovato i suoi passi, le sue abitudini. Musicalmente parlando troviamo nel disco ancora quel Funk elegante della ex band, ma molti brani più morbidi, rilassati ed intensi, lasciando da parte per un pò le tematiche politiche, ci troviamo invece molti testi basati su riflessioni personali. “Bull-rush”, “Remember how we started” e ” Above the clouds”, rappresentano momenti di grande vena compositiva ed hanno tutta la raffinatezza che ha da sempre contraddistinto il musicista. Posizione numero 80 per Bryan Eno con “Nerve Net”, lavoro uscito a due anni di distanza dal precedente ” Wrong Way Up”. Dalle sonorità più rock rispetto ai lavori precedenti, si nota per esempio nella traccia di apertura “Fractal zone”, come il lavoro fatto in studio l’anno precedente con gli U2, abbia lasciato in Eno diversi semi che germogliando lo hanno portato a licenziare un disco del genere. Basti ascoltare il drum loop incessante che si protrae per tutto il brano, e non possono non venire in mente canzoni come “Zoo station”, oppure “Zooropa”, di quest’ ultima poi, viene in mente anche un certo “movimento” interno con armonizzazioni abbastanza simili. Brani migliori, oltre alla già citata “Fractal zone”, mensioniamo “Ali click”.

Terza settimana che si apre con “Amused To Death”, nuovo album di Roger Waters, che occupa la posizione numero 8. Lavoro molto complesso, dove tra campionamenti di veterani di guerra, versi di animali, e voci fuori campo, si affrontano tematiche come la guerra, l’assuefazione dell’ uomo alla televisione, che se da un parte serve per denunciare e rendere storia fatti come quelli di Tien-An-Men, trasforma le immagini di guerra, come  fossero quelle di un programma qualsiasi; in questo, la figura della scimmia che fa zapping presente in copertina sta proprio a raccontare come ormai l’uomo, passi completamente da un canale all’altro senza avere più la consapevolezza di ciò che sta guardando. Supportato da ospiti del calibro di John Patitucci, Steve Lukather, Jeff Porcaro e Jeff Beck, tra i tanti, il disco si snoda tra le atmosfere classiche di Waters, e tra brani intensi e molto evocativi. Tra i migliori ricordiamo,  “Perfect sense Pt.I e II”, “Late home tonight Pt I e II” e “Too much rope”. Proseguendo nel racconto, troviamo in posizione numero 26 l’undicesimo disco in studio di Tom Waits, “ Bone Macine”. Acclamato al punto di vincere un Grammy come Best Alternative Music Album, è stato anche inserito in molte classifiche sui migliori album anni ’90 da Pitchfork e Rolling Stones. Lavoro dal suono molto grezzo, è registrato in uno scantinato dei Prairie Sun Recording studios, e presenta all’interno brani scarni, dai testi oscuri che parlano di morte e caos. I migliori, “Who are you this time” e “A little rain”.

Quarta settimana che vede al secondo posto il nuovo album degli Extreme intitolato “III Sides To Every Story “. Terzo album per la band di Boston, che vede luce dopo il grandissimo successo del precedente “ Pornograffitti”. Reggendosi sempre sulle salde gambe di un Funk rock di sicura presa, i quattro riescono a confezionare un piacevolissimo lavoro, che vede in brani come “Rest in peace”, e “Our Father” la loro molto riuscita formula fatta di riff corposo, grande melodia e aperture corali imprevedibili. Non mancano come nell’album precedente, momenti per così dire “particolari”, dove canzoni come “Seven Sundays”, “God isn’t dead?”, e “Everything under the sun: III. who cares?”, dovevano rappresentare quell’originalità, ma senza la stessa genialità purtroppo, di brani come “More than words”, “Song for love” e “When i first kissed you”.

E per il mese di Settembre è tutto, Qui la playlist di Spotyfi. Al mese prossimo. Stay Tuned

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