Cronache dal secolo scorso: Marzo 1992

By Glen Carrie From Unsplash

Nonostante l’ arrivo della primavera con il suo clima dolce, ci sono molti lavori presenti dalle sonorità dure e spigolose. Molti esordi anche degni di nota e qualche vecchia conoscenza sempre attuale in questo mese di Marzo

La prima settimana di marzo si apre con i Madness alla posizione numero due con la loro raccolta “Divine Madness”, album antologico che contiene le tracce in ordine cronologico fin dal loro primo album. Grande Riscontro di vendite per il gruppo pop/punk inglese forte di singoli quali, “My Girl”, la celeberrima “One Step Beyond” e “Michael Caine”.

Alla posizione numero 20 troviamo i Love/Hate con il loro “Wasted in America” , album con forti sonorità Hair metal e glam; nonostante la partecipazione al tour europeo di Ozzy Osbourne la loro etichetta Columbia decise di abbandonarli causa scarse vendite, come spiegato qualche tempo fa, lo stesso destino della band lo hanno avuto tutti quei gruppi che a fine anni ‘80 non sono riusciti a cambiare il proprio suono ed hanno pagato l’avvento di formazioni dalle sonorità più dure, decise, se non addirittura estreme.

Andando avanti alla posizione numero 46 troviamo Pil con il loro lavoro “That What Is not”. L’ottavo album della band capitanata da John Lydon raccoglie giudizi critici non uniformi, tra chi in qualche modo elogia il lavoro e lo considera ancora al passo con i tempi e contenitore pieno di invettive, stavolta a pagare sono censori e militaristi; altri come la Pants Press giudicano il lavoro come scarso di convinzione, ispirazione e sforzo compositivo.

A sostegno delle tesi sulla fine di diversi gruppi Hair Metal degli anni 80, che lasciano spazio a band più “dure” al numero 64 troviamo i Pantera con il loro nuovo lavoro “Vulgar Display Of Power”, disco questo che riceverà molte critiche positive e un grande riscontro di vendite, venderà infatti 2 milioni di copie nei soli Stati Uniti e la rivista Rolling Stones anni dopo lo metterà al 10º posto tra gli album metal migliori di tutti i tempi. Forte del solito groove imponente , del suono potente e della voce ruggente di Phil Anselmo, grazie a singoli come “This Love”, “Walk” “Hollow” e “A New Level” la band americana sforna un album dalle aspettative enormi, tutte mantenute, considerando la pesante eredità lasciata da quel campione di successi uscito due anni prima che era “Cowboy From Hell”.

La seconda settimana vede alla posizione numero due i Tears For Fears, con la raccolta “Tears Roll Down Greatest Hits 82-92“. Grande riscontro commerciale per il duo inglese forte di una scaletta contenente tutti i più grandi singoli pubblicati nei loro tre album successivi. Giunto a tre anni da “Seeds Of Love” l’album raggiunge il doppio disco di platino in UK e vende 1 milione di copie negli USA. I singoli? beh non mancano di certo, da “Sowind The Seeds Of Love”, “Mad World”, passando per “Woman In Chains” , “Everybody Wants To Rules The World” fino a “Head Over Heels”

Posizione numero 26 per il disco d’ esordio come solista di David Byrne, “UhOh”. Progetto complesso, con sonorità molto “world” e suoni etnici che non riscuotono lo stesso giudizio della critica, chi elogia il lavoro dell’ ex Talking Heads e dichiara che finalmente ha trovato la chiave per realizzare uno straordinario disco di danza Pan-Americana e chi invece demolisce il modo di cantare e le atmosfere non proprio idonee rispetto al tipo di lavoro proposto. Nonostante tutto, il disco è considerato molto influente e grazie a collaborazioni come quella di Tom Zé, uno dei più importanti musicisti della scena così detta Tropicàlia, Nona Hendryx, e a singoli quali “She’s Mad” riscuote un dignitosissimo seguito che mette a tacere le voci più ostili.

Terza settimana che vede alla posizione numero 4 “After hours” di Gary Moore, uscito a die anni di distanza da “Still Got The Blues”, vede la partecipazione di colossi del calibro di B.B. King e Albert Collint. Lavoro diviso tra cover e brani originali, che pur non discostandosi dalle classiche sonorità Blues, vede un grande successo di vendite e vede affermarsi il chitarrista nord Irlandese, come uno dei volti noti della sei corde degli anni ‘90.

Scorrendo la classifica si incontrano i Ride con “Going Blank Again”, arrivati al secondo lavoro in studio, il gruppo inglese sforna un disco dalle tinte cupe e molto pesantemente Shoegaze, forse un po’ troppo, visto che la critica nonostante il quinto gradino occupato, etichetta questo loro lavoro come molto ripetitivo e fin troppo simile al lavoro di altre band dello stesso genere musicale. Lavoro comunque che presenta al suo interno dei singoli interessanti come “Twisterella”, “ Leave Them All Behind”

Occupano la numero 11 i Curve con “Doppleganger” un lavoro questo si annoverato tra quelli più importanti e seminali della scena alternative, fatta di dance e suoni vicini allo Shoegaze, ormai imperante in questo periodo. Prodotto da Dean Garcia, è un lavoro molto ricco di sonorità etniche come quelle indiane in “Horror Head”. È stato inserito nel 1999 tra i migliori album “ gotici” e come uno tra i dieci migliori album Shoegaze della storia. Brani come “Faît Accompli”, “Doppleganger”, la già citata “Horros Head”, sono solo alcuni degli esempi della caratura dell’ intero lavoro, disco questo che va ascoltato tutto di un fiato per capirne a pieno la cifra stilistica.

Chiude la settimana una vecchia conoscenza come Ian Mcculloch con “Mysterio” che si piazza sul gradino 46. Secondo album solista della voce ed anima degli Echo & the Bunnymen, vede l’ illustre collaborazione della sempre ottima Elizabeth Freaser e la produzione tra gli altri di Robin Ghutrie. Tra una cover di Leonard Cohen “Lover, Lover, Lover” ed ottimi brani come “Heaven’s Gate”, “Magical World” e “In My Head”, pur non brillando di originalità, risulta un lavoro dal piacevole ascolto, più rilassato e meno inquieto rispetto ai lavori del recente passato.

Ultima settimana un po’ scarica questa quarta di Marzo, registriamo infatti i The Fall sul gradino numero 21 con “Code Selfish”, lavoro molto eterogeneo che vira verso sonorità più Techno rispetto alla Dance/Rock del passato, ma che non manca di episodi più “slow” come ” Time Enough At Last” e “Gentlemen’s Agreement”. Altri singoli interessanti “Free Range” e “ Just Waiting”

Vi aspetto il mese prossimo con le consuete Cronache dal secolo scorso e vi lascio il link qui per ascoltare la playlist che potete trovare su Spotify.

A presto

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