Cronache dal secolo scorso: Ottobre 1991

By Maddi Bazzocco From Unsplash

Dischi di livello, consacrazioni e graditi ritorni, in questo soporifero autunno del secolo scorso

Come dicevamo, questo Ottobre è un mese un po’ soporifero, lontano dai fuochi d’artificio del mese precedente, che ha visto il mercato discografico inondato da album che segneranno il decennio. Questo mese è un po’ cuscinetto, forse in attesa dei botti di fine anno, con qualche strenna in uscita per gli appassionati.

La prima settimana si apre con la vetta conquistata dai Simply Red, con il loro quarto album dal titolo “Stars”. Prodotto da Gota Yashiki, questo nuovo lavoro della band di Manchester, risulta essere più maturo rispetto ai precedenti, non presenta alcuna cover, e suona più leggero, più pop, con atmosfere più rilassate. Snobbato dalla stampa più Indie, Stars, conquista invece quella mainsteam con ottime recensioni. Trainato dal singolo omonimo e da brani quali Something Got Me Started, Your Mirror e la bellissima For your babies, la nuova fatica di Hucknall e soci è una piacevole sorpresa che regala il giusto tepore per trascorrere le fresche serate d’ autunno.

Posizione numero due occupata da un gigante del pop mondiale, Prince con i suoi New power generation, che licenzia il suo tredicesimo album in studio intitolato “Diamonds and Pearls”. Chiusa la parentesi con la colonna sonora del film Graffiti Bridge, il genio di Minneapolis, da vita ad un disco ricco di sonorità mescolate fra loro, jazz, soul, pop, funk, c’è la solita miscela esplosiva che abbiamo imparato a conoscere e ad amare, con un tocco di hip-hop ed elettronica per dare freschezza al tutto. Album con brani molto espliciti e sensuali come Gett off, Cream, e più classici come la Title Track stessa. Ottimo riscontro di vendite e critica in tutto il mondo.

Posizione numero venticinque in Inghilterra e tre in quella di Billboard per il nuovo lavoro dei Red Hot Chili Peppers intitolato “Blood Sugar Sex Magik”. Prodotto dal grande Rick Rubin, l’ album porta al suo interno numerosi singoli di successo, Suck mi kiss, Give it away, ma sopratutto la celeberrima Under The bridge, brani che appassionano il pubblico con il loro suono fatto di rock, funk e psichedelia, suono che diventerà il loro biglietto da visita. In questo quinto album, si possono riscontrare delle notevoli differenze rispetto la passato, suoni più puliti, una chitarra meno invadente e meno “Metal” e dei testi decisamente più maturi, che affrontano temi quale, integrazione razziale, sessismo e le dipendenze, dalla droga sopratutto, raccontando spesso in prima persona l’ esperienza del cantante Anthony Kidies. Disco basilare per tutto il decennio, ed ancora di salvataggio per chi si ritrovava poco comodo nella scena Grunge che imperversava in quel periodo.

Si apre invece con il nuovo lavoro di Ozzy Osbourne “No more tears” la seconda settimana di classifica. Nella posizione numero 17 della uk chart, infatti fa capolino il sesto album solista del padrino dell’ Heavy Metal. Supportato da musicisti di tutto rispetto, quali Randy Castillo, Bob Daisley e Zakk Wylde, è un disco che viene reputato come l’ apice creativo di Osbourne. Singoli come Mama, i’m coming home, Hellraiser, e la title track trainano l’ album sia in Europa che negli Stati Uniti, facendo il pieno di vendite, che gli varranno ben cinque dischi di platino.

Posizione numero 39 per John Mellencamp, con il suono nuovo “Whenever we wanted”, undicesimo lavoro per il musicista di Seymour. Disco arrivato a due anni dal precedente “Big Daddy”, è un disco dalle classiche sonorità di rock americano ai quali ci ha abituati il buon John. I singoli? Get a leg up, quattordicesima posizione Billboard, e Again Tonight, posizione numero 36 della chart Americana.

Chiudono una ricca seconda settimana gli Europe con il loro quinto lavoro, “Prisoners in paradise”, arrivato dopo una travagliata produzione ed alcuni importanti contrasti con la loro etichetta, la Epic Music. Nonostante buoni singoli come Halfway to Heaven, Prisoners in paradise, e la ballad I’ll cry for you, il disco si rivela un flop colossale, sia di vendite che di critica, tanto da portare la band al definitivo scioglimento. La motivazione secondo molti, è dovuta alla perdita di appeal di un certo genere, quello del Metal melodico, a vantaggio delle sonorità più sporche e grezze del Grunge, tale triste destino è toccato e toccherà a molte altre band, troppo legate al suono degli anni ‘80, e poco inclini al cambiamento.

La terza settimana vede in vetta il quinto album del duo composto da Andy Bell e Vince Clark, ovvero gli Erasure, licenziato a due anni precedente lavoro “Wild”. Solito Synthpop di classe e grande successo di vendite che gli permette di essere il terzo lavoro consecutivo della band ad esordire al numero 1 della UK chart, grande successo anche negli USA, con la posizione numero 29. Il grande giornalista musicale Ned Raggett mette questo album al quarantacinquesimo posto tra i centotrentasei migliori dischi degli anni ’90, giusto per far capire la caratura dell lavoro. Ottimi riscontri per i singoli Chorus, Breath of life, Love to hate you e Am i right?, che vengono trasmessi nelle radio di tutta Europa.

Ricchissima la nuova uscita a firma Eric Clapton, “24 nights” infatti è una raccolta live di esibizioni avvenute appunto in ventiquattro concerti che “Slowhand” tenne alla Royal Albert Hall di Londra tra il 1990 ed il 1991, suonando con diversi ensemble e quindi dando diverse vesti alle canzoni interpretate. I classici ci sono tutti, da White Room, a Sunshine of your love , passando per Wonderful Tonight. Non mancano poi delle chicche di brani reinterpretati che hanno contribuito alla formazione dell’ artista inglese.

Occupa invece la posizione numero trentaquattro, il disco d’ esordio dei Saint Etienne, “Foxbase Alpha. Lavoro basato in uno stile che ha attinto alla club culture e alla musica house dell’epoca, ma che incorpora anche l’amore caratteristico del gruppo per il pop degli anni ’60. L’ importanza di questo disco, viene sancita anche dall’ inserimento nella rosa dei Candidati al Mercury Prize del 1992. Album incentrato su campionamenti e inserti vocali presi da film, in pieno stile Trip Hop ed elettronica tipico di quei tempi, il gruppo rende così omaggiano Dusty Springfield, Neil Young e Wilson Pickett. Grande traino avuto dai singoli Only Love Can Break Your hearth, pozione numero 32 della uk chart ed addirittura numero uno nella Billboard Hot dance club play, e Nothing can stop, anch’essa in vetta alla chart Americana dedicata ai brani dance e presente alla numero 54 di quella Inglese.

Settimo album in studio e quarantottesima posizione per Marc Almond con il suo “Tenement Symphony“, lavoro arrivato a pochi mesi dalla raccolta “Memorabilia The singles”. Il nuovo album è un ambizioso “concept” diviso in due parti, la prima intitolata “Grit” e “ Glitter”, prodotte dallo stesso Almond con la collaborazione di professionisti del calibro di Billy McGee, Nigel Hine, e Trevor Horn. Nella parte sinfonica dell’ album, sono presenti cover di Jaques Brel (Jacky) e di Debussy, Trois Chansons de Bilitis. Buon riscontro di vendite e di critica per questo album del quale lo stesso Marc nella sua autobiografia non si dirà molto soddisfatto perchè non rappresentava in pieno il suo percorso artistico del momento. I singoli? “Jacky
My Hand Over My Heart” “The Days of Pearly Spencer

Caso strano ma vero, nella quarta settimana non si registrano uscite significative e coerenti con la linea editoriale di questo blog. Qui la playlist per ascoltare i brani sopra illustrati, al mese prossimo per altre cronache dal secolo scorso.

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