Cronache dal secolo scorso: Novembre 1991

By Maddi Bazzocco From Unsplash

Mese dalle più disparate uscite, dalle raccolte ai live, da regalare come strenne natalizie, a dischi capolavoro usciti per fare i botti finali.

Come dicevamo, mese ricco di uscite antologiche questo Novembre 1991, ad aprire la settimana, c’è in vetta alla UK Chart il “Greatest Hits II” dei Queen, che esordiscono in testa con un lavoro che racchiude i successi della band licenziati negli anni ’80. Si va dai classici come “Radio Ga Ga”,” I Want To Break Free”, “Under Pressure”, passando per “The Miracle”, per finire con i singoli dell’ultimo album “Innuendo“, con il brano omonimo e “The Show Must Go On”. Un’ insieme di hit dai milioni di copie vendute, una carrellata sulla produzione della band che racconta del periodo fatto di stadi pieni e gente che canta a piena voce i loro inni. Sul gradino numero ventuno, troviamo Fish con il suo “Internal Exile“, secondo lavoro per l’ex voce dei Marillion, che arriva ad un anno di distanza dall’esordio “Vigil In A Wilderness Mirrors”. In questo album il cantante scozzese propone testi molto politicizzati, che parlano di orgoglio nazionalista e voglia di indipendenza, brani come la title track erano tenuti nel cassetto da diversi anni, ed hanno visto luce non appena l’artista ha avuto quella libertà produttiva che è seguita all’abbandono della precedente band. Anche le sonorità sono molto diverse, il disco infatti ha molte influenza celtiche e folk, tipiche della sua terra d’origine. Altri temi trattati sono i propri problemi personali, come spesso accaduto anche in passato, e la travagliata esperienza con la EMI, la sua vecchia etichetta. Nella scaletta spiccano come già detto “Internal Exile”, “Credo”, brano he affronta gli aspetti sociali e la globalizzazione, “State Of Mind”. Discreto seguito di pubblico per questo disco dedicato alla figlia Tara. Scorrendo la classifica si incontra alla posizione numero quarantasei il nuovo lavoro di Neil Diamond, “Lovescape“. Il nuovo lavoro resta fedele al suono tipico del musicista di Brooklyn, ed è ricco di collaborazioni illustri quali, Rusty Anderson, Ron Tutt, e Leland Sklar. Grande riscontro di vendite, e singoli come la cover di “Don’t Turn Around”, “One Hand, One Heart”, tratta dal musical “West Sides Story“, a trascinare il diciannovesimo lavoro del “confortante” Neil.

Seconda settimana che ci propone idee interessanti per i regali di natale, infatti troviamo al gradino numero tre i Pet Shop Boys con il loro nuovo lavoro, la loro prima raccolta intitolata “Discography: The Complete Singles Collection“. Il nuovo album è un clamoroso successo, tanto da collezionare dischi d’oro e platino in tutta Europa e vendere quasi ottocentomila copie negli Stati Uniti. La scaletta prevede tutti i classici del duo Inglese, “West And Girls”, “Suburbia”, “It’s A Sin”,”Domino Dancing” e la ballad “Jealousy”. Altra idea è il live degli Inxs “Live Baby Live”, album tratto dal concerto tenutosi a Wembley il 13 Luglio davanti a settantaduemila fans. Ovviamente le hits non mancano, da “New Sensation”,a “By Me Side”, passando per “Kick”, “Need You Tonight”, ed ovviamente il classico assoluto “Devil Inside”, posizione numero 8 per la band Australiana. Altra raccolta alla posizione numero dodici, è quella dei norvegesi A-ha, che con la loro raccolta “Headlines And Deadlines“, raggiungo la posizione numero dodici in Inghilerra con un disco pieno di singoli di successo, oltre alla arcinota “Take On Me”, sono presenti infatti anche “Stay On These Roads”, “Criyng In The Rain” e “I’ve Been Losing You”. Anche i Clash sono presenti in questa classifica con la loro raccolta che raggiunge la posizione numero sessantotto, il titolo è semplicemente ” The Singles” , e dentro ci si può trovare il meglio dei singoli della band di combat rock capitanata da Joe Strummer, brani come “I Fought The Law”, “White Riot”, “This Is Radio Clash”, “Rock The Casbah”, ed ovviamente “London Calling”, riverdiscono lo spirito ribelle che si cela in ognuno di noi.

La terza settimana si apre con la vetta conquistata dai Genesis con “We Can’t Dance”, lavoro arrivato dopo ben cinque anni da”Invisible Touch”e che come il precedente lavoro risulta essere un gran successo sia di critica che di pubblico. I testi scritti da Collins sono stati definiti spesso come i migliori mai scritti nella propria carriera, e spaziano da tematiche come gli abusi domestici “No Son Of Mine”, la storia e le difficoltà dei manovali Irlandesi che hanno costruito le ferrovie Inglesi, in “Driving The Last Spike”, la dedica al piccolo Conor Clapton, il figlio di quattro anni dell’ amico Eric, che morì tragicamente cadendo dal cinquantatreesimo piano di un grattacielo di New York, nella toccante “Since I Lost You”, a temi di attualità per l’epoca, come la guerra del golfo e la critica situazione del popolo Curdo. Un disco complesso quindi, ma che ha riscosso un un enorme successo tanto da essere certificato nel Regno Unito con ben cinque dischi di platino e quattro nel U.S.A., ed aver occupato i vertici delle classifiche di tutto il mondo. Posizione numero ventiquattro per ”Loveless” dei My Bloody Valentine, album questo arrivato dopo tre anni dall’esordio “Isn’t Anything”, e a pochi mesi dall’ EP “Tremolo“. Con questo lavoro la band di Dublino ripropone i suoni tipici dei lavori precedenti, ma in un modo nuovo, sperimentando molto le parti riguardanti la chitarra elettrica, e portando innovazioni sonore tanto da essere considerato uno dei dischi migliori mai usciti legati alla scena dello Shoegaze, tanto da meritarsi un bel 8/10 sul New Musical Express ed addirittura un 10/10 su Pichfork. Disco dai costi di produzione esorbitanti ma dal riscontro di critica e pubblico senza eguali. I brani migliori sono, “Only Shallow” e “When You Sleep” e “Soon“.

Ultima settimana del mese con due soli, di fa per dire, album di cui raccontare, infatti siamo di fronte a due lavori che hanno segnato una svolta, sia stilistica, sia commerciale per i propri autori. Il primo è “Dangerous“, del re del pop Michael Jackson, che esordisce sul gradino più alto della chart e che segna un netto cambiamento rispetto al passato; la prima grossa differenza è la mancata presenza dello storico produttore Quincy Jones, che aveva accompagnato Jackson dal suo esordio fino al precedente “Bad“. Le altre grosse novità, sono rappresentate da una decisa svolta stilistica, che lo fa allontanare dai tipici canoni Soul e R&B, avvicinandosi a sonorità più pop, con un arricchimento ed un’inclusione di genere come l’ Hip Hop, il Funk, episodi Rock ed Elettronica. Anche i testi subiscono un notevole cambiamento, risultano essere infatti più maturi e consapevoli, si spazia da temi come il razzismo, la povertà, la triste situazione dei bambini poveri e della loro speranza di riscatto. Lo stesso Michael contribuirà in modo massiccio alle stesura dei testi, collaborando a ben dodici su un totale di quattordici. Il disco è un tale successo, che venderà cinque milioni di copie nella sola prima settimana, e trainato da singoli incredibili quali “Black Or White” la stessa “Dangerous”, “Remember The Time”, “Will You Be There” e la dolce ballad “Heal The World”, proietta “Jako” nell’olimpo delle più grandi stelle pop di tutti i tempi. Se nel disco precedente il titolo era “Pericoloso”, ora in questo degli U2, siamo di fronte ad un monito, un avvertimento, che scandito in tedesco ci risulta essere ancora più perentorio, “Achtung Baby“, attenzione quindi, come quella che ha portato i fruitori di musica nel mondo, a puntare le loro orecchie verso il settimo lavoro della band di Bono Vox e soci. Un album prodotto dall’ ottimo Daniel Lanois e dal fido Brian Eno, che segna una svolta stilistica ed una rinascita per la band di Dublino. Dopo le critiche ricevute per il precedente “Rattle And Hum” infatti, si facevano sempre più insistenti le voci di un possibile scioglimento della gruppo, la mancanza di idee e di stimoli dopo l’enorme successo di “The Joshua Three“, aveva come reso i quattro incapaci di ripetersi e cosa ancora più difficile di migliorarsi. Presa grazie all’aiuto di Eno, la decisione provarci ancora, la band si chiuse negli Hansa Studios di Berlino e diede vita ad un lavoro molto intenso, con nette modifiche rispetto al suono del passato; vengono infatti aggiunti inserti elettronici, arrangiamenti più cupi, e testi molto introspettivi, in alcuni casi definiti misteriosi. Il disco risulta essere un successo clamoroso, snocciolando singoli epici come ” Zoo Station”, “Mysterious Ways”, la celeberrima “One”, “Until The End Of The World”, che farà parte della colonna sonora dell’omonimo film del cineasta tedesco Wim Wenders, “The Fly”, ma quasi la totalità dei brani presenti in scaletta, ha la potenzialità per poter diventare una futura hit. Posizione numero due della chart Britannica e milioni di dischi venduti un tutto il mondo, per il ritorno in grande stile per i ragazzi Dublinesi.

Questo è quanto accadde nel Novembre del 1991, Qui come sempre la mia playlist su Spotify. Al mese prossimo.

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