Cronache dal secolo scorso: Settembre 1991

By Maddi Bazzocco From Unplash

Ripartito il mercato discografico, questo mese ci aspettano una serie di novità per tutti i gusti, tra graditi ritorni ed esordi in chiaro scuro, un mese dove scegliere cosa ascoltare sarà la cosa più naturale che ci possa capitare.

Come avevamo raccontato il mese scorso, quando il mondo era ancora un luogo normale, e passata la lunga fase di stallo estiva, il mercato è ripartito e lo ha fatto in grade stile, con lavori importanti e qualche volta epocali.

La prima settimana di Settembre si apre con un disco di esordio di una delle band più importanti di tutto il decennio, e di quel non-genere chiamato Brit Pop, stiamo parlando dei Blur di Damon Albarn, che danno alle stampe il loro “Leisure” , esordio non del tutto passato in sordina, tanto da occupare la casella numero sette della chart inglese; tra sonorità ancora non molto definite e figlie di generi un poco passati come lo Shoegaze e la musica da Clubbing del Madchester, l’ album ha pareri contrastanti tra chi lo definisce acerbo, e troppo compiacente con il volere dell’ etichetta, e chi invece riesce a sentire che i ragazzi hanno stoffa e diverse cose da dire, lo stesso Albarn anni dopo lo difinirà un disco orribile. Nonostante tutto alcuni singoli come She’s So Hight, Bang e Sin, quest’ultima finita nella colonna sonora di Trainspotting, faranno da traino e daranno visibilità alla band.

Sempre nella stessa settimana, segnaliamo il nuovo lavoro dei All About Eve intitolato “Touched By Jesus“, arrivato a due anni di distanza da “Scarlet and the other stories” disco che vede una continuazione sulle stesse sonorità gotiche e shoegaze dei lavori precedenti, e l’ illustre partecipazione in due tracce di David Gilmour, tutto ciò gli farà guadagnare un ottimo diciassettesimo posto.

Si arriva nella seconda settimana con il gradito ritorno dei Jetro Tull con il loro diciottesimo album in studio. Il disco intitolato “Catfish Rising” vede il ritorno a sonorità vicine al Jazz ed al Blues, allontanandosi dalla sbornia dei sintetizzatori che aveva caratterizzato il decennio precedente, con il ritorno di molti strumenti acustici. Il riscontro di vendite è tale da fargli occupare la posizione numero 27; purtroppo però va sottolineato che nonostante le buone intenzioni, siamo decisamente lontani dai suoni più strettamente progressive che erano il loro marchio di fabbrica agli inizi della carriera. Esordio positivo invece per una vecchia gloria come Richie Sambora, il chitarrista dei Bon Jovi, approfittando di una pausa della gruppo, licenzia il suo lavoro “Stranger in this town”, disco questo dalle forti tinte blues a presa facile e piacevole, si avvale dei compagni di band Tico Torres e David Bryan e della prestigiosa collaborazione di Eric Clapton, posizionandosi alla posizione 63 di Billboard ed alla 59 della U.K. chart, e contenente i singoli Ballad of you e The Answer.

Terza settimana ricca di interessanti uscite, che parte col botto grazie al ritorno di Mark Knopler e dei suoi Dire Straits, con “On Every Street“, che esordisce alla vetta della chart inglese, un successo di pubblico ma non altrettanto di critica; il disco infatti pur avendo al suo interno brani ottimi come Calling Elvis, la stessa On Every Street, risulta essere troppo di stampo rock Americano, un pò fuori dagli standard classici del gruppo, anche se gli stessi in passato non avevano disdegnato affatto certe sonorità. Album con collaborazioni illustri come quella del chitarrista Phil Palmer e del batterista Jeff Porcaro. Sesto ed ultimo lavoro per la band, che dopo un lunghissimo tour si scioglie, dando il la alla carriera solistica di Knopler. Altra uscita interessante, è il disco di esordio ed omonimo dei Mr. Bungle, opera prima della band capitanata dal carismatico ed eclettico cantante Mike Patton. Lavoro eterogeneo e vario, non solo nella scaletta, ma anche dal punto di vista della costruzione delle stesse canzoni, dove si spazia in generi diversi e molto ben mescolati, nello scorrere dei minuti che le compongono. Il lavoro viene premiato con un ottimo numero 57 della classifica inglese, considerando che loro sono statunitensi ed oltretutto all’ esordio, un risultato di tutto rispetto.

Tutta appannaggio dei Guns N’ Roses la quarta settimana, la band capitanata da Slash ed Axel Rose infatti, sforna ben due album in contemporanea, usciti lo stesso giorno, “Use Your Illusion” I e II. dischi che esordiscono nelle prime due posizioni e che raccolgono un grandissimo seguito di pubblico. Brani come Don’t cry, la cover del brano di Paul Mc Cartney Live and let die, facente parte della colonna sonora di un film di 007, ma anche la bellissima November rain, e poi ancora Civil War, la cover del celeberrimo brano di Bob Dylan Knockin’ on Heaven’s Door, e You Could Be Mine, sono una serie incredibile di singoli che proietteranno i “Guns” all’attenzione degli addetti ai lavori e li porterà in giro per il mondo con un trionfale tour, reso celebre per l’affluenza di pubblico ma anche dal tasso tecnico delle esecuzioni della band.

Ricchissima di uscite l’ultima settimana, dove il sesto album del rocker Canadese Bryan Adams spodesta i Guns ‘N Roses dalla vetta la classifica, il lavoro intitolato “Waking Up The Neighbours” è un mix sempre vincente di chitarre distorte, voce roca melodie accattivanti, dove brani come (Everything I Do) I Do It for You, poi colonna sonora del classico Robin Hood, l’ irresistibile Can’t Stop This Thing We Started e l’amara ballad Do I Have to Say the Words? regalano al musicista un grosso seguito di pubblico ed una critica largamente favorevole. Scorrendo ancora la classifica si incontrano altri album degni di nota; i The cult con il loro “Ceremony“, disco molto atteso da fan e critica, seppur abbia avuto una gestazione molto turbolenta, lo storico bassista infatti lascia la band prima delle registrazioni ed i rapporti tra Astbury e Duffy sono logori, i due infatti registrano le loro parti sempre in sessioni separate. Ne viene fuori comunque un disco interessante che occuperà la posizione numero nove ed avrà in brani come Sweet Salvation, Wild Hearted Son e Heart of Soul i suoi momenti migliori.

Sempre nella top ten troviamo due lavori di gruppi molto influenti, alla numero sette infatti troviamo i Pixie con il loro Trompe le Monde, disco giunto dopo una anno dal precedente Bossanova, e pubblicato a gruppo ormai sciolto. Album di addio quindi per la band Bostoniana, che vede un ottimo riscontro di pubblico ed un suono che si rifà a quello dei primi lavori, senza però la freschezza dei tempi andati. L’altro disco è quello dei Primal Scream, il notissimo “Screamadelica“, lavoro acclamato da critica e pubblico, capace di vincere nel 1992 il Premio Mercury. Terzo lavoro per la band inglese e netto cambio di sonorità, si accantonano infatti i suoni più Indie, e si gioca molto su generi contrastanti, ingaggiano un DJ di musica House e propongono brani che spaziano dal Gospel alla Dub, e suoni vicini al dance rock. La casella numero 29 è occupata dal duo degli Everything But The Girl, che con il loro sesto album “Worldwide” propongono un lavoro elegante, malinconico e sempre molto ricercato, con la consueta vena sperimentatrice e scopritrice di nuovi suoni da assemblare insieme. Brani come Old Friend, One Place, British Summertime, e la poetica Boxing And Pop Music cantata in duetto, ci accompagnano per quarantotto minuti dalla grande tensione emotiva. Ma il disco più importante non lo troviamo ai piani alti, bensì alla posizione numero 36, si tratta di “Nevermind”, il secondo disco in studio dei Nirvana. Disco che segnerà è proprio il caso di dirlo, la vita, anche quella privata in alcuni casi, di milioni di giovani in giro per il mondo, un disco che farà da spartiacque tra il suono ancora un pò plasticoso reduce dal decennio precedente , e la nuova ondata di sonorità dure, sporche e senza compromessi che caratterizzeranno l’evoluzione musicale di numerosissime band coeve. Un successo planetario che porterà non pochi problemi ai tre musicisti, e che segnerà per sempre l’esistenza di Kurt Cobain. Elencare i brani migliori significherebbe sminuire un lavoro che andrebbe ascoltato tutto d’un fiato, senza essere sminuzzato in piccole parti, ma per dovere di cronaca si devono ricordare “Smells like teen spirits“, “Come as you are”, “Lithium”, “In Bloom” e “Something in the way”. Un disco che negli anni ha visto cambiare giudizio negli addetti ai lavori, molti si sono ricreduti sulla sua bontà, chi lo aveva criticato è tornato sui propri passi, e chi invece lo aveva elogiato si è reso conto col passare del tempo che il disco era sopravvalutato, di fatto, dopo trent’anni dalla sua uscita, l’ascolto rimane fresco e l’energia ancora intatta.

Ecco ciò che accadeva in un settembre musicale del secolo scorso. Qui come sempre la mia playlist, alla prossima.

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