Cronache dal secolo scorso Aprile 1991

Il quarto mese dell’anno porta con se alcune conferme, diverse novità ed un disco che ha segnato il suono dell’intero decennio.

Come dicevamo il mese scorso, Marzo ha risvegliato i sensi e le case discografiche hanno immesso sul mercato una serie di dischi di sicuro interesse. Aprile prosegue sulla scia del mese precedente, e nella prima settimana la uk chart vede Rod Stewart esordire direttamente alla posizione numero 2 con “Vagabond Heart”, disco uscito tre anni dopo da “Out of order”. Questo sedicesimo lavoro dell’ artista inglese vede la collaborazione in duetto di Tina Turner nel brano It takes two, cover del 1966 di Marvin Gaye. Per questa nuova produzione Stewart rivestirà la doppia veste di autore e cantante, in quanto le quattordici tracce contenute sono un mix di brani originali e reinterpretazioni di vecchi successi, oltre al già citato Gaye, ritroviamo pezzi di Van Morrison e di Robbie Robertson. Sempre nella prima settimana esordiscono tra gli altri; The Cure, sull’ ultimo gradino della top ten, con il live “Entreat”, album registrato nelle tre date londinesi del “Prayer Tour” del 1989. I Mano Negra di Manu Chao, con “King of The Bongo”, lavoro tre i più punk della band francese, trainato dal brano omonimo e da altri interessanti quali Paris la nuit e Bring The fire. Ed esordiscono anche i The Law, superband formata da Paul Rodgers, Kenney Jones e Jim Barber,e coadiuvata da musicisti di spicco quali Pino Palladino, David Gilmour e Chris Rea, il loro album omonimo occuperà direttamente la posizione 61 del chart inglese. E per finire l’ ottimo “History revited” dei Talk Talk, lavoro incentrato su remix del loro brani più noti.

La seconda settimana si apre con uno dei lavori più importanti del decennio, un album che ha già tutti gli ingredienti sonori che determineranno il famoso Bristol sound, un lavoro seminale che darà vita a quel genere divenuto famoso come Trip hop. Loro sono i Massive Attack ed il disco si chiama “Blue Lines”. I tre del collettivo inglese mettono in scena un lavoro di 45 minuti dove tributano la musica soul e black, ma la rivestono con un suono che va dal dub all’ elettronica più nera e Hurban. Nonostante non arriverà oltre la posizione tredici, resta un lavoro che ogni dj di ogni club d’ Europa deve ringraziare per le fortune scaturite nelle loro serate, un lavoro dal quale attingeranno praticamente tutti i musicisti che con le varie sfumature daranno vita a generi come Drum And bass e Downtempo.

Sono invece i Simple Minds con “Real Life” a farla da padroni nella terza settimana del mese, il loro nono album esordisce direttamente nella posizione numero due, e grazie ai singoli Stand Buy love e soprattutto Let there be love, riscuote un ottimo successo commerciale.

Questo ricco mese di Aprile si chiude con un gradito ritorno, quello dei This Mortal Coil con “Blood”, lavoro questo che esce a cinque anni di distanza da “Filigree & Shadows”. Purtroppo per la band e per i suoi numerosi fan, questo lavoro segna il capolinea del progetto di Ivo Watts-Russell. Il sound è sempre quello scuro e tenebroso, i testi sempre romantici, con l’amore, quasi sempre irraggiungibile in primo piano e quello sfondo di malinconia, il solito che ci accompagna ormai da otto anni, a fare da tappeto e da veste ai brani. Un’ avventura che giunge al termine ma che anche in questo caso, è stata importante per fare da apripista a molte altre band che nel tempo scivoleranno con più facilità sui binari già delineati dalla formazione inglese.

Questo mese qui sotto, troverete una novità. A differenza dei link dei brani più significativi, una playlist che potete ascoltare su Spotify, dove potete seguire il mio profilo e dove da questo mese pubblicherò i brani delle nostre cronache dal secolo scorso. Al mese prossimo.

Playlist Aprile 1991 Spotify

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