A Hard Day’s Night

Quando un accordo di tre secondi entra nella leggenda

Ci sono nella storia della musica dei brani diventati celebri per i più disparati motivi. Ce li ricordiamo per il particolare assolo di chitarra, per le inarrivabili doti vocali del cantante, per una struttura innovativa ed originale; c’è n’è uno che invece è diventato celeberrimo nella sua totalità, ma che è riconoscibile anche solo dal primo accordo che lo compone, e per i tre secondi della sua durata.

Siamo nel 1964, i Beatles hanno pubblicato i loro primi due dischi, ma non sono ancora diventati i Fab Four “Più famosi di Gesù Cristo”. Tuttavia, il loro manager è riuscito nell’ intento di renderli “attori” e farli recitare nel film diretto da Richard Lester “A Hard Day’s Night”, titolo che è lo stesso del loro terzo album, che uscirà poco dopo l’esordio cinematografico. Il film racconta il successo del gruppo fin dalle sue prime esibizioni, ed è un contenitore di simpatiche gag e divertenti “dis”avventure vissute prima di una loro esibizione a Londra. Tale film per la cronaca, sarà un successo di pubblico e di critica, tanto da essere inserito dal British Film Institute nella posizione numero 88 dei migliori film inglesi del ventesimo secolo. 

Come tutte le canzoni esistenti, anche questa ha un attacco ed un accordo iniziale, ed è proprio questo, che per anni ha calamitato l’ attenzione e fatto fare diversi studi, sia a musicisti e addetti ai lavori, scomodando perfino matematici e scienziati. si, perché nonostante si fosse capito che si trattasse di un accordo “stridente” ci sono voluti decenni per scoprire quale fosse la giusta composizione di tale accordo.

Per anni è stato suonato questo accordo, ma ogni volta riusciva sempre qualcosa di simile ma non uguale, ogni tentativo finiva per produrre un accordo il più possibile vicino a quello, ma non era mai quello lì.

Ma partiamo dal 1964 e con precisione, gli Abbey Road Studios di Londra, era il 16 Aprile. I Beatles si trovavano in studio per le registrazioni, e discutendo con il loro manager si trovarono d’ accordo nel voler dare all’ apertura del disco un inizio forte ed efficace. La scelta cadde quindi su un accordo stridente, di sicuro effetto; erano tutti consapevoli di ciò che stavano per mettere sul disco. Piano piano col tempo, nelle varie interviste, iniziarono anche ad emergere particolari sulla giusta composizione del misterioso accordo, anche se si è dovuto mettere insieme ogni indicazione fornita ed attendere ogni volta il prossimo indizio, svelato sempre in modo criptico, un gioco al quale tutti stavano e questo piaceva a tutti.

Nel 2001 finalmente George Harrison dichiarò che nel disco suonava una chitarra a 12 corde e che il suo accordo era un Fa maggiore con un Sol in alto, tecnicamente chiamato “FA add9”, “Ma dovete chiedere a Paul quale nota suonava con il basso”. McCartney si scoprì in futuro, suonò una nota Re, la nota stridente era stata quindi trovata, la nota più bassa tra quelle suonate, ma provando l’ accordo, neanche in questo modo si otteneva un risultato soddisfacente. A questo punto mancava solo la parte di Lennon, considerando che Ringo Starr si dedicava soltanto alla batteria. Lennon suonò lo stesso accordo di Harrison ma con una chitarra acustica a 6 corde, cosa che non cambiava di una virgola il suono generale percepito, non era lui lo strumento rilevante.

A questo punto dopo anni di vari studi, giunse il più importante, quello di Jason Brown, un matematico dell’ università di Halifax in Canada. Brown scompose l’ accordo con la tecnica dell’analisi armonica e ricavò le note suonate dalle due chitarre e dal basso; ma la scoperta più clamorosa fu quella dell’ esistenza di un quarto strumento che suonava con gli altri, un pianoforte. Ma se tutti suonavano insieme, chi mai poteva suonare anche il piano? La risposta è presto detta, il manager George Martin anche detto il quinto Beatles, è lui che anche se a volume più basso rende ancora più strutturato e particolare il “misterioso accordo dei Beatles” le note che suonò? Un Sol, un Do ed un Re.

Tutto risolto e mistero svelato quindi? Neanche per idea, infatti la questione è tuttora largamente dibattuta da musicisti, studiosi o semplicemente appassionati che propongono la loro versione, apportando delle piccole variazioni per rendere il suono più vicino all’ originale. L’ unica cosa certa in questa storia è che 56 anni fa, quella canzone con quell’accordo geniale ed irripetibile, ha spostato ancora più in alto il livello compositivo ed innovativo della musica, da lì in avanti tutto ciò che avremmo ascoltato non poté ignorare l’ unicità di quei tre secondi.

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