Grendel

La storia di un mostro, di un reietto, di un figlio bastardo di madre natura, la storia dei mostri che si nascondono dietro e che spesso sono dentro di noi, la storia dell’ uomo che vede nel diverso un mostro, ma che ha paura a guardarsi allo specchio per scoprire la sua vera natura, Signore e Signori, Grendel.

Siamo nel lontano 1981, il nucleo principale dei Marillion ha da poco accolto al suo interno il nuovo cantante, il gigante scozzese Derek Dick, meglio conosciuto come Fish. Il chitarrista Steve Rothery, col quale ha maggiormente legato, gli presta un racconto di uno scrittore americano, John Champlin Gardner, il libro prende spunto dal poema Inglese, scritto in lingua arcaica “Beowulf”, ma ne capovolge la prospettiva, infatti l’ originale viene narrato dal punto di vista degli umani, questo nuovo racconto invece, dal punto di vista del mostro Grendel. Man mano che prosegue con la lettura gli viene in mente il tema principale del testo, che metterà poi in musica adattandolo ad una vecchia composizione del gruppo. La spiccata teatralità di Fish gli permetterà poi di rappresentarlo dal vivo con un finale cruento servendosi di un malcapitato preso tra il pubblico. Tra i tanti episodi legati alla registrazione della suite, la cui durata è di 19 minuti e 10, si ricorda quello del tastierista, Mark Kelly, che il giorno dopo l’ ultimazione delle sue parti in studio, un lunedì, si doveva sposare e riuscì alle 5 del mattino ad andare a prendere il treno che lo porterà alla cerimonia. La complessità di tutto l’ impianto sonoro e della sua realizzazione, la si può trovare in rete in alcuni live, dove si può notare la grande concentrazione dei musicisti durante l’ esecuzione.

Il brano si apre con un’ arpeggio di chitarra sospeso tra una dolce melodia, e qualche nota sinistra che ci rende impercettibilmente inquieti; il giullare Fish inizia a raccontare di come il sole di mezzanotte tramonti e di come i suoni delle campane riecheggiano tra le montagne, annunciando la fine del lavoro ed il conseguente coprifuoco. La gente si rinchiude in casa riponendo la propria fede nella protezione delle porte di legno, sulle strade buie serpeggia il panico, Grendel si prepara, nascosto nella sua grotta al confine con la brughiera, un’ altra notte di caccia lo aspetta. Vive lì dentro insieme alla sua mostruosa mamma, capace solo di grugnire, ma non per questo incapace di amarlo. Cerca conforto nei sogni questo straniero in terra straniera, e nel frattempo si avvicina minaccioso alle porte della reggia di Hrothgar. La musica accompagna in maniera impeccabile i movimenti del racconto, più riflessiva nei momenti di cronaca, e più incalzante grazie a delle ottime progressioni di accordi e di vortici di note, quando c’è da assecondare l’ azione, il movimento dei personaggi. Fish canta ed incanta il pubblico con un’ esibizione impareggiabile, teatrale e febbrile, teso e sicuro, cattivo, con una voce che grida il dolore, ma che sa accarezzare in modo leggero le orecchie dell’ ascoltatore.

La suite va avanti, la narrazione anche, si scoprono nuovi particolari, si scopre di come le grida di terrore per lui sono musica, di come i guerrieri che lo sfidano sanno già nel loro cuore che il proprio sacrificio sarà vano. Mark Kelly e Steve Rothery si sfidano in assoli al fulmicotone, duettano e si intrecciano così come farebbero due guerrieri venuti a contatto, ma la colluttazione regala emozioni forti per nulla cruente, i due vorticano sul pentagramma come se stessero librandosi nell’ aria, un’ esecuzione da giganti. Il racconto è giunto allo scontro finale, Grendel è sicuro della vittoria, impavido, sorretto dalla certezza del proprio essere e da quella dei propri nemici, l’ accompagna una marcia sincopata che sembra mimare i passi di caccia, significative le frasi, “ credevate che le vostre serrature ed i vostri chiavistelli mi avrebbero tenuto fuori?” “ pagherete col sangue la vostra crudele maldicenza” sotto un cielo silenzioso si compie la strage di esseri che “bramano la loro ricchezza e che quando si saranno accumulati i tesori e decomposti i nemici, pregheranno con le mani insanguinate i propri dei”. Non prova pietà e sente di non avere colpe, infatti dice ancora “ Perché mai dovrei provare pietà quando voi uccidete i vostri simili senza vergogna ?” Quando accade mettete la lama dell’ assassino nella mia mano, distorcete la realtà è così fate giustizia. Versi che vengono cantanti con un registro che rasenta il demoniaco, il maligno, ma carichi di quella potenza che solo la verità possiede, capace più di ogni altra arma, di radere al suolo le torri erette sopra strati di menzogne e di saccenteria. La strage si compie, la musica va esaurendosi, il sangue scorre perché è giusto che scorra, nutrendo il terreno e rimanendo testimonianza di uno scontro tra mostri che sono la diversa faccia di una stessa medaglia.

Il brano non figura in nessun album in studio, ma è stato inciso come lato b del primo singolo della band, il 12” intitolato “Market Square Heroes”. Nel 1988 appare nell’ album antologico “ B-Side Themselves”. Dal vivo ha vita breve, infatti viene presentato solo negli spettacoli del 1983. Il cantante Fish dichiarò:

La trasposizione della canzone sul palco coinvolge uno degli spettaori nella ‘macellazione’ teatrale, a simboleggiare la frustrazione della creatura nei confronti di Dio e dell’uomo. Il contatto inatteso fra musicisti e pubblico sul palco, a mio parere, centra l’attenzione su un livello quasi personale, molto più di quanto non farebbe, per esempio, uno scenario tridimensionale. Per qualcuno è forse semplicemente spettacolare, per altri (e soprattutto per la ‘vittima’) un efficace sistema per rammentare la realtà”.

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