The Carnival Is Over: Reminiscenze di un sogno adolescenziale

Ci sono ricordi d’ infanzia erroneamente illuminati dal sole, carichi di luce e di riflessi sui vetri, ricordi mitizzati dal tempo passato. Ci sono ancora ricordi ingratamente resi cupi, opachi, rimembranze di stati d’ animo accordati in tonalità minore.

Ci sono poi quelli ben stampati nella mente, dove tutto viene nitidamente narrato e dove quei colori tenui, e leggermente plumbei, sono accompagnati da emozioni gioiose, sognanti. E questo è quanto accade in un brano del 1993 del gruppo musicale Dead Can Dance chiamato “ The Carnival Is Over” contenuto nel disco Into The Labyrinth.

Siamo nel 1993, le due anime del gruppo stanno creando il materiale che li porterà a realizzare il loro sesto album, lavorano separati a molti chilometri di distanza, l’ anima femminile, Lisa Gerrard nelle montagne Australiane, l’ anima maschile, Brendan Perry su un’ isola nella Repubblica d’ Irlanda. Saranno forse i paesaggi che lo circondano ed una forte malinconia legata alla lontananza della ex partner sentimentale, la stessa Gerrard, a permettergli di mettere in musica il racconto di uno spleen che racchiude fotogrammi emozionali e sonorità trasognate della sua infanzia passata a East London, quando accompagnato dai genitori si recò a visitare un circo. Nel brano non troviamo nessun riferimento allo spettacolo avvenuto sotto il tendone, ma il resoconto di ciò che gli occhi di un bambino afferrano nel guardare ciò che lo circonda strada facendo. Versi come “ricordo quando mi hai tenuto per mano, nel parco suonavano quando arrivava il circo” sono frammenti di un’ esistenza passata e di mani tenute strette per l’ emozione, per l’eccitazione che si viveva, quelle mani che forse non è più possibile stringere, un’ appiglio sicuro che voltandoci non troviamo più intorno a noi. Fuori si radunano le nuvole ed una tempesta sta per incombere sul viale polveroso spazzato dal vento, anche i fiori vengono coinvolti sollecitando i loro esili colli. Il brano si apre con due accordi di tastiera che quasi si sovrappongono allo scadere della battuta, si ripetono per due volte, poi una chitarra acustica fa il suo ingresso per un’ arpeggio che si protrarrà per tutta la durata del pezzo. Il tempo lo scandiscono dei campanelli che entrano ed escono come a fare da separazione alle varie fasi del racconto, come se quei suoni con riferimenti circensi, fossero rimasti attaccati alla memoria sonora ed ascoltandoli gli facessero tornare alla mente scene sepolte e sbiadite. Quando entra la voce c’è un sussulto, un’emozione di difficile interpretazione, una voce baritonale, calda, profonda, decisamente adulta, un tono diametralmente opposto a quello del bambino che racconta, una voce densa e passionale. Nel proseguo la musica si fa più concitata, gli strumenti si rincorrono quasi fossero su di una giostra, senza mai raggiungersi, ognuno a rappresentare un punto ed un ruolo centrale della scena. Si riesce a percepire la tensione dell‘ artista che esegue il proprio numero, gli applausi del pubblico. Molto significativo il videoclip, girato dal bravissimo e visionario Ondrej Rudavsky, dove uomini dai lunghi cappelli a punta e strane tute si muovono nella penombra, dove figure geometriche anomale si librano nell’ aria e dove una moltitudine di fiori colorati invadono lo schermo. Dove c’è un mangia fuoco, sfilano dei cavalli e due saltimbanco ballano insieme con strani costumi.

Ora lungo il viale spazzato dalla pioggia c’è la processione di “ favolosi mostri che lasciano la città” le grida sono finite, il carnevale è finito. La voce ora è riverberata, c’è un eco come a raffigurare i suoni lontani che arrivano in ritardo all’ orecchio dell’ osservatore. Gli ultimi versi sono parlati anziché cantati, perché mentre uno si siede e nel silenzio guarda la luna come se fosse la prima volta, basta un sussurro per avere un delicato fremito che ci carezza l’ anima.

2 pensieri riguardo “The Carnival Is Over: Reminiscenze di un sogno adolescenziale”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...